venerdì 6 maggio 2016

Amaretti secchi vegan (tipo di Saronno) con acquafaba






A cura di Paola Laura Fabbri
L’origine degli amaretti è piuttosto confusa c’è chi attribuisce la loro paternità agli Arabi e diffusisi nelle tradizioni della pasticceria Italiana, normanna. Altri ritengono invece che gli amaretti siano un’ invenzione italiana, discordi anche i pareri riguardo la regione  sulla di provenienza;per alcuni furono inventati in  Piemonte, alla metà del XVIII secolo da Francesco Moriondo, cuoco e pasticciere della corte Savoia,  altri sostengono l’origine siciliana di questo biscotto e altri invece quella ligure. Quel che è certo è che sono diffusi in tutta Italia, anche in altri Paesi europei, in particolar modo in Francia fra i più famosi quelli di Montmorillon, di Niort, di Reims, d Amiens e di Nancy
Ingredienti per la versione vegan:
160 gr. di mandorle dolci provviste della loro pellicina
100 gr. di mandorle amare anche queste con la loro pellicina. I miei sono rimasti un po’ più chiari perché ho trovato solo mandorle amare spellate L
350 gr. di zucchero, quello che preferite
5 gr. di bicarbonato di sodio
70 gr. di acquafaba (acqua di cottura dei ceci)
qualche goccia di succo di limone

Tritare fino a ridurle in farina finissima le mandorle con 200 gr. di zucchero.  Montare l’acquafaba aggiungendo qualche goccia di succo di limone e un poco alla volta i restanti 150 grammi di zucchero setacciati con il bicarbonato di sodio. Aggiungere l’acquafaba montata a neve ferma al mix di mandorle e zucchero. Impastare delicatamente fino ad ottenere un composto omogeneo. Inumidire le mani e formare delle palline da 8-10 grammi, posizionarle su una teglia rivestita di carta da forno e farle riposare per 30 minuti. Cospargere con una leggera spolverata di zucchero a velo e cuocere in forno statico preriscaldato a 150°C per 25-30 minuti 

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