giovedì 17 settembre 2015

Torrone morbido vegan al cioccolato, nocciole e acquafaba





A cura di Paola Laura Fabbri
Dolce tipico natalizio di molte regioni d’Italia, storicamente presente pure in paesi come Spagna
 
e Francia (grazie all’influenza araba che
 
presentava un dolce simile anche se con un nome diverso e più somigliante ad un croccante).
 
Sembra che il termine provenga dal latino “torreo” (abbrustolire) o "torrere" (tostare) con riferimento alla tostature delle mandorle e delle nocciole.
Diverse le teorie circa la sua origine. Si ritiene che possa derivare da una preparazione di miele, albume e mandorle presente nell'antica Roma. Un'ipotesi successiva collegherebbe la ricetta agli arabi che l'avrebbero diffusa nel Sud Italia e nel Mediterraneo, come indicherebbe il “Turun” riportato nel De medicinis et cibis semplicibus trattato dell'XI secolo.
Una leggenda cremonese identificherebbe il primo torrone tradizionale nel dolce speciale di mandorle e miele a forma di torre preparato dai cuochi di corte per le nozze tra Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza.
La parola torrone compare per la prima volta nei testi italiani di cucina del '500, come ad esempio nell'opera del Messisbugo.
Ancora ad inizio '900 la barretta era preparata dai fornai al termine della lavorazione del pane. 
Oggi le diverse varianti regionali della ricetta possono essere a base di pasta più o meno morbida, arricchita con frutta secca, fichi, erbe, spezie, scorze di agrumi o cioccolato. (http://www.taccuinistorici.it/ita/news/medioevale/dolci/Torrone-barretta-armonica.html)
Sul web ho trovato diverse ricette in inglese per il torrone con acquafaba fra cui una su questo gruppohttps://www.facebook.com/groups/VeganMeringue/ ma ho preferito fare una personale ricerca fra le ricette del torrone classico e fare un mix. Questa è la mia versione
Ingredienti 
Serve un termometro per zucchero. In commercio si trovano facilmente dei termoetri digitali appositi a costi contenuti
400 gr. di glucosio o sciroppo di glucosio in sostituzione del miele
400 gr. di zucchero, quello che preferite più 50 gr.
130 gr. di acqua
50 gr, di acquafaba in sostituzione degli albumi
i semi di una stecca di vaniglia
100 gr. di cioccolato fondente all’85%
mezzo cucchiaino di succo di limone, serve per eliminare completamente il leggero retrogusto di ceci
600 gr. di nocciole, io ho aggiunto anche 100 gr. di pistacchi
Fogli di ostia per torrone, reperibili facilmente online
Foderare con carta da forno uno stampo rettangolare dai bordi alti e disponerre sul fondo uno strato di ostia spolverato di zucchero a velo vanigliato. Tostare la frutta secca in forno preriscaldato a 160°C per 20 minuti circa. Spegnere il forno e mantenerla al caldo. Sciogliere il cioccolato a bagnomaria e tenerlo in caldo.  In un pentolino versate il glucosio e cuocere, con la vaniglia, portarlo a 140°C. Poco prima che sia pronto il glucosio, in un altro pentolino mettere lo zucchero, l’acqua e cuocere fino a 170-180°C per queste due operazioni serve il termometro. Portate gli sciroppi a 100°C, altrimenti cuoce l'acquafaba.Nel frattempo montate a neve fermissima l’acquafaba. Togliere il glucosio dal fuoco e versarlo a filo sull’acquafaba montata, continuando a montare, senza spegnere la planetaria o lo sbattitore, poi unire anche lo sciroppo di zucchero sempre a filo e il cioccolato fuso, lentamente e continuando a montare per cinque minuti. A questo punto spegnere la planetaria e unire le nocciole. Mescolare bene e versare nello stampo precedentemente preparato, aiutandosi con una spatola di legno o di gomma per uniformare lo spessore. Coprire con un foglio di ostia facendolo aderire bene alla superficie del torrone. Far raffreddare il torrone fino al giorno dopo. alcuni lo mettono in frigorifero. si conserva fuori frigo in luogo fresco


2 commenti:

Laura Berna ElleBi ha detto...

Complimenti per tutto!
Ho fatto dei con l'acquafaba, qualcosa riesce qualcosa no, ma non mi arrendo.....delle volte mi viene da pensare, ma chi fa dolci in questo modo usa una marea di ceci...una volta usata l'acqua dei ceci che ne fai? A parte le mille ricette.
Grazie in anticipo per la risposta

Paola Laura Fabbri ha detto...

Grazie, Me lo chiedo anch'io a volte riescono e altre no, come i bignè, maledetti una volta si gonfiano e quattro no. Lo smaltimento ceci è un problema, per noi che ne facciamo uno ogni tanto non è un problema ma chi li produce che ne fa? si nutre prevalentemente di ceci? :-D

Posta un commento